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L’Italia sta ancora, ingiustamente, pagando per la II Guerra Mondiale

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Il secondo conflitto mondiale ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l’ attacco della Germania nazista alla Polonia e terminò, nel teatro europeo, l’8 maggio 1945 con la resa tedesca e, in quello asiatico, il successivo 2 settembre con la resa dell’Impero giapponese dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti .

Finita la seconda Guerra Mondiale, al termine di discussioni durate circa tre mesi, tra l’estate e l’autunno del 1946, la diplomazia di 21 nazioni riunita a Parigi stabilì i termini della pace mondiale e il futuro assetto geopolitico internazionale, che costarono all’Italia: sanzioni finanziarie e militari, la revisione dei confini e la perdita dei possedimenti coloniali.

Il 7 agosto del 1946, la delegazione italiana composta dal Primo ministro Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Epicarmo Corbino e Ivanoe Bonomi partì alla volta di Parigi, consapevole di avere davanti a loro una missione alquanto difficile.

La mattina del 10 febbraio 1947, nella Sala dell’Orologio del Quai d’Orsay, il segretario generale della nostra delegazione Antonio Meli Lupi di Soragna siglava il Trattato di Pace con le potenze vincitrici e subiva un’intollerabile ingiustizia.

L’Italia incassava il colpo con amarezza, vivendo quel giorno come un momento di lutto nazionale, mentre la Germania non presenziava neppure alla Conferenza di Pace, in quanto integralmente occupata e quindi non ufficialmente riconosciuta come soggetto i diritto internazionale. (ndr in realtà gli USA avevao altri programmi per i tedeschi, accogliendo i gerarchi e gli scienziati più importanti per trarne vantaggio in vari campi)

Dure condizioni furono imposte all’Italia, in particolare da Francia, Gran Bretagna ed USA.

In termini economici all’Italia vennero imposte riparazioni per un totale di 360 milioni di dollari, da ripartirsi tra i paesi vincitori e le ex colonie italiane, con la successiva rinuncia alla propria quota di Stati Uniti e Gran Bretagna; sul piano militare le forze dell’Esercito, dell’Aviazione e della Marina vennero ridotte a 300 mila unità, limitati a 350 gli aerei e drasticamente ridimensionato il tonnellaggio navale, con l’obbligo di mettere a disposizione delle nazioni vincitrici un ingente numero di unità navali da combattimento.

Clausole, queste, che verranno rivisitate in seguito dall’ingresso dell’Italia nella NATO.

L’Italia era destinata a diventare una mera pedina di scambio nella più ampia partita tra USA e URSS. E tuttora siamo una colonia schiava degli USA.

Attualmente sono 120 le basi NATO ufficialmente dichiarate in Italia.  Si sospetta, però, che siano in totale 140, 20 sarebbero segrete. Il nostro Paese ospita 13.000 soldati americani. La più importante base dell’Alleanza Atlantica è a Sigonella, nella piana di Catania, dove vi è l’aeroporto della Us Navy nel Mediterraneo, ma in tutta l’isola ci sono altre postazioni della Nato.

Nel complesso la Sicilia ha un ruolo fondamentale come “stazione” per il decollo dei droni spia, si tratta dei Global Hawk. Questi mezzi vengono impiegati per pattugliare il confine russo-ucraino. Da qui la Nato monitora il movimento dell’armata russa. Sempre Sigonella è la base di un’altra tipologia di droni, i droni killer: i “Triton” e i “Reaper”.

Oltre a Sigonella vi sono: Camp Darby (situato tra Pisa e Livorno) vi è un deposito di munizioni e bombe. Gaeta (provincia di Latina) il porto ospita la nave ammiraglia e il comando della VI flotta; Ghedi (provincia di Brescia), vi è un deposito di bombe nucleari; Aviano (provincia di Pordenone), la più grande base aerea americana del Mediterraneo, quella dove sono state riunite quasi tutte le testate nucleari (le stime indicano dai 40 ai 70 ordigni) che possono essere portate in volo anche dai cacciabombardieri italiani, le altre sono a Ghedi, prima ce ne erano anche a Rimini.

E poi Vicenza: dove si trova il comando US Army per l’Europa del sud; Il Deployable Air Command and Control Centre della Nato si trova nella base aerea dell’aeronautica militare italiana di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara. 

A Motta di Livenza, in provincia di Treviso, nella caserma Mario Fiore, è di stanza il Multinational Cimic Group, reparto multinazionale interforze. Camp Ederle, a Vicenza, è invece proprio una base militare degli Stati Uniti dove sono di stanza migliaia di militari americani. 

Il Corpo d’Armata Italiano di reazione rapida della Nato, che può essere inviato velocemente ovunque in scenari di crisi, è nella caserma Ugo Mara a Solbiate Olona, in provincia di Varese. 

A Napoli ha sede uno dei due comandi operativi della Nato, l’Allied joint force command. Sempre a Napoli si trovano anche il comando del Security Force dei Marines americani, la base dei sommergibili statunitensi e il Comando delle forze aeree statunitensi per il Mediterraneo. A Mondragone, in provincia di Caserta, c’è invece il sotterraneo antiatomico per il comando americano e Nato da utilizzare in caso di guerra.

In totale in Italia sono custodite 70 testate nucleari, che sono dislocate in due basi: Aviano e Ghedi. Ad Aviano sono ospitate alcune bombe atomiche B61-4.  Altre bombe nucleari di tipo B61-3, B61-4 e B61-7 sono all’aeroporto militare di Ghedi.

CONCLUSIONE: Riteniamo che l’Italia abbia abbondantemente pagato lo scotto della II Guerra Mondiale ed anche se fossimo i peggiori criminali del mondo, e non lo siamo, crediamo di aver già SALDATO il DEBITO internazionale. Riteniamo quindi sia giunto il momento di LIBERARCI da TUTTI i VINCOLI imposti da Francia, Gran Bretagna, USA, NATO e UE, di lasciare la condizione di schiavitù, politica, economica, militare e prendere le dovute distanze da questi paesi finti amici, che in realtà sono dei veri farabutti.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1947: Trattato di Pace “provvisorio”

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