Introduzione
L’uso precoce di smartphone e social è associato a un peggioramento del rendimento scolastico. Un fenomeno che oggi riguarda soprattutto i ragazzi provenienti da contesti più svantaggiati e che sembra suggerire un’inversione del “digital divide”, con la nascita di una nuova “disuguaglianza di iperconnessione”. Sono alcuni dei risultati emersi dalla ricerca Eyes Up (Early exposure to screens and unequal performance), condotta dall’università Bicocca di Milano in collaborazione con l’ateneo di Brescia, l’associazione Sloworking e il Centro studi Socialis e con il finanziamento della Fondazione Cariplo, nell’ambito del bando “Inequalities Research 2022”. Lo studio, che verrà presentato venerdì 28 febbraio all’Università Bicocca, è il primo a utilizzare dati longitudinali per analizzare come l’accesso precoce ai dispositivi digitali influisca sul rendimento scolastico a lungo termine. Ecco nel dettaglio i risultati emersi.
Lo studio su oltre 6mila studenti
Lo studio ha coinvolto oltre 6.600 studenti di scuole secondarie di secondo grado in Lombardia e ha permesso di stabilire in modo scientifico non solo le correlazioni tra l’esposizione precoce ai media digitali e determinati esiti comportamentali o psicologici degli studenti ma anche più specificamente l’impatto dell’età di apertura di un account social sul rendimento scolastico
Nuove evidenze sui limiti di età per social e smartphone
Eyes Up porta evidenze centrali nel dibattito sui limiti di età di social e smartphone. La maggior parte degli studi empirici finora si è infatti concentrata sulla quantità di utilizzo di Internet, smartphone e social media, mentre solo pochi hanno esaminato l’impatto della precocità nell’accesso a queste tecnologie, un tema che è al centro del nuovo studio. In particolare, Eyes Up mira a fornire nuove evidenze scientifiche sull’uso problematico dei media digitali durante l’infanzia, mostrando come tale utilizzo sia distribuito in modo disuguale tra le famiglie in Lombardia. Lo studio approfondisce anche come questo fenomeno interagisca con origini sociali, background migratorio e genere
Disuguaglianze da iperconnessione
Lo studio ha correlato l’accesso precoce ai media digitali a variabili che possono rappresentare fonti di disuguaglianza, come la provenienza da famiglie immigrate e l’appartenenza a contesti socio-economici meno privilegiati. I risultati suggeriscono che le famiglie con un background meno privilegiato tendono a proteggere meno i propri figli dall’uso precoce e non supervisionato della tecnologia, rispetto a quelle più privilegiate. Allo stesso modo, gli smartphone arrivano prima nelle mani dei figli di genitori meno istruiti e di chi ha un background migratorio.
Parental control: l’impatto dell’istruzione dei genitori
Il 45% dei genitori ha dichiarato di aver applicato almeno una volta il parental control su uno o più dispositivi dei loro figli. Questo dato è più alto tra i genitori di origini italiane (47%) rispetto a quelli di origine straniera. Per quanto riguarda il livello di istruzione, il nuovo studio italiano ha rilevato che nelle famiglie con almeno un genitore laureato, il 54% utilizza il parental control sui dispositivi dei figli. La percentuale scende al 43% nelle famiglie in cui nessun genitore ha raggiunto il diploma e al 46% nelle famiglie con almeno un genitore diplomato
Differenze nel controllo dell’attività online
Anche il controllo dell’attività online dei propri figli varia in base al livello di istruzione dei genitori, e non solo. Nelle famiglie con almeno un genitore laureato, il 60,5% controlla le attività online dei figli. La percentuale si riduce al 56% nelle famiglie con almeno un genitore diplomato e al 46% in quelle dove nessun genitore ha ottenuto il diploma. In generale, il 55% dei genitori esercita una forma di controllo sulle attività online dei figli, come leggere chat e social o accedere allo smartphone. Questo dato è più alto tra i genitori nativi (57,3%), seguiti dai genitori Ue (52,1%) e da quelli extra Ue (45,7%).
L’influenza del background etnico e sociale
Anche i contesti etnici e socio-economici influenzano le abitudini di utilizzo dei social media e i relativi effetti sui giovani, anche se questi effetti possono essere mediati da fattori come la guida dei genitori e l’alfabetizzazione digitale. Sebbene ci siano alcune evidenze che l’impatto sia più significativo tra i giovani immigrati, il fattore che appare più rilevante è che l’uso precoce dei social è maggiore tra i ragazzi provenienti da contesti più svantaggiati
Una nuova “disuguaglianza di iperconnessione”
Negli ultimi anni, diversi studi hanno evidenziato come il calo dei prezzi di dispositivi e connessione, in particolare degli smartphone, stia contribuendo a chiudere il digital divide (inteso come mancanza di opportunità di accesso alla rete) tra le generazioni più giovani. Le dinamiche di disuguaglianza sono però sempre all’opera, e il digital divide sembra essersi in qualche modo “capovolto”. Come detto, sono ora i bambini e gli adolescenti in contesti più svantaggiati a stare connessi più ore e vivere in ambienti più “pervasi” da smartphone e social durante la giornata. Secondo gli autori del nuovo studio si sta assistendo a una nuova “disuguaglianza di iperconnessione”
Fonte: Tg24Sky – 25 Febbraio 2025